Mobirise

Anthologie critique


MetArt Contemporanea

http://www.metartcontemporanea.com/2010/04/etre-et-paraitre-di-cathie-brousse.html

Il Castello Mediceo di Ottaviano, in questo mese di Aprile che ancora scorre, ospita la mostra personale dal titolo “ Etre et Paraitre “ dell’artista francese Cathie Brousse, curata da Michele Biscardi Presidente Archeo Club di Sant’Agata dei Goti, e introdotta in catalogo dal Prof. Ugo Leone, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, e da Francesco Siciliano, che ha steso una esaustiva presentazione.Il Castello Mediceo di Ottaviano, in questo mese di Aprile che ancora scorre, ospita la mostra personale dal titolo “ Etre et Paraitre “ dell’artista francese Cathie Brousse, curata da Michele Biscardi Presidente Archeo Club di Sant’Agata dei Goti, e introdotta in catalogo dal Prof. Ugo Leone, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, e da Francesco Siciliano, che ha steso una esaustiva presentazione.

Essere ed apparire, sono i due poli entro cui la sensibile artista francese sembra voglia racchiudere la sua intensa poetica espressiva e pittorica, che dopo lunghi studi e ricerche durate alcuni anni, si sono tradotti nelle immagini dei vulcani, di cui il Vesuvio, stando qui ad Ottaviano è il primo e immediato riferimento fortemente simbolico e ossessivo. Cathie Brousse, lega infatti ai fenomeni eruttivi tipici dei vulcani di tutto il mondo, basti pensare in queste ore all’Islanda, vera terra del fuoco, una terra violenta dalla dura poesia come sottolinea Thor Vihjàlmsson, il più importante scrittore islandese – una sorta di attenta analisi interiore dei propri stati d’animo, tanto da domandarsi insistentemente, dove risiede la sostanza autentica dell’uomo, nell’essere, oppure nell’apparire, la maschera di cui parla Pessoa quando afferma “ Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell’identità con gli altri, né ha mai saputo che ero maschera, perché nessuno sapeva che a questo mondo esistono i mascherati “.

Le terre del fuoco appaiono ai suoi occhi, come le uniche veramente capaci di far deflagrare insieme alla materia, anche le scorie sedimentate dal tempo nella nostra psiche più profonda, tanto da rappresentare attraverso i vari passaggi dei suoi dipinti, le fasi emozionali, che accompagnano la durata di una eruzione. Per introdurre la sua opera Cathie Brousse, usa la frase “ Tutte le storie hanno un inizio, ma nessuna ha realmente una fine, solamente un nuovo inizio” insieme con la dedica a Gaia, la nostra madre Terra - in un crescendo davvero emozionante di sollecitazioni e interrogazioni filosofiche profonde, che la Brousse richiama dal fondo del loro silenzio ancestrale, per immettere il fuoco, la lava, le scorie, i materiali piroclastici, e anche il gas, il venefico gas che sterminò i fuggiaschi di Ercolano, riuniti in basso sulla spiaggia, nei Fornici, nell’ultimo disperato tentativo di sfuggire allo loro sorte segnata, come fasi inevitabili che riguardano la vita dell’uomo sulla terra, con cui occorre fare i conti, per far rinascere ogni volta rigenerati a una nuova stagione.


“ Il terremoto è qualcosa che seppellisce molte sorgenti e provoca grandi siccità: esso però porta alla luce anche energie e segreti riposti. Nel terremoto di vecchi popoli, erompono sorgenti nuove. E colui che grida: “ Ecco qui una sorgente per molti assetati, un cuore per molti tormentati dal desiderio, una volontà per molti strumenti” : - attorno a lui si raccoglie un popolo, cioè: molti che cercano nuove strade.” F. Nietzsche ( Also sprach Zarathustra ). Le parole del filosofo tedesco aprono la strada e sgombrano macerie, così come Cathie Brousse, attraverso la sua pittura, apre alla visione le fasi del crudele Vulcano, nello svolgimento della sua “ ira “ che attraverso il primo pannello, composto di due pezzi, mostra la fase iniziale di attività, che la Brousse lega ai fenomeni umani, alla calma apparente. Il secondo Movimento, Intimo Svelato, mostra la terra ferita, aperta nei gangli profondi, mentre il fuoco ribolle, non si può più fingere, si è nel vivo del dolore. Nel terzo Movimento, Collera Liberata, il vulcano, simile ad un essere umano imprigionato a lungo nelle sue emozioni e malesseri, incollerito, espelle come organismo umano i suoi detriti interiori; il fuoco e il buio fanno la loro comparsa nell’orizzonte dell’umano.

Nel quarto Movimento, Il Titano si scatena; è un fluire spasmodico di fuoco senza tregua, che l’artista francese paragona agli stati emozionali umani, che sono di una potenza imparagonabile. Il quinto Movimento, Fiume di Emozioni, mostra lo scorrere del rivo di fuoco che trascina tutto con sé, allontanando la sorgente di pericolo e di distruzione interna. Il sesto Movimento, Paesaggio Dismesso, mostra attraverso le masse ocra/oro, la terra dopo la furia degli elementi; è rimasta al cospetto della vista una brulla materia informe dove la vita è in esilio, muta. Nel Movimento Finale, Impronta per la vita, nove formelle sanciscono che ormai la crisi appartiene al passato; sembrano le stazioni di approdo dopo una lunga sofferta traversata; geologica, naturalista, psichica. La crisi appartiene adesso al passato dice la Brousse, anche se il corpo conserva in sé impronte indelebili, la vita scorre di nuovo, ma non è più quella di prima, dopo aver sperimentato il cataclisma. Una ricerca dunque densa di significati e di implicazioni, resa sul piano pittorico da consistenti masse cromatiche, in contrasto ad altre superfici campite da solo colore sfumato nei timbri del cielo e del fuoco, e mentre la materia si rasserena, l’uomo ritrova nuove sorgenti di vita, per molti assetati.